Italiani+Francia=Ritals

di Valerio Galletta

Non è vero che all’estero è tutto facile e bello e, soprattutto, non è vero che in Italia è tutto catastrofico e invivibile come molti pensano.

 

Svevo Moltrasio è un regista e scrittore romano. È l’autore, il protagonista, il produttore e il regista della web-serie Ritals (modo dispregiativo per dire “italiani” utilizzato dai francesi) oltre che di alcuni cortometraggi. Svevo è uno di quegli italiani che non si sono arresi e sono rimasti a Parigi «nonostante il clima di m… a». L’ho intervistato per Swipe per comprendere questa sua scelta.

 

Passare da San Pietro alla periferia di Parigi è un bel salto: come hai vissuto il trauma?

Il trauma è stato graduale e non posso negare che io lo abbia vissuto. Venivo dalla zona vicino al Vaticano, a Roma, e mi sono ritrovato in una parte periferica di Parigi, abitavo in 200 mq e sono finito con altre due persone in 30 mq. Adesso vivo in un appartamento appena più grande, ma per gli standard parigini è enorme…

 

Tu e Federico vi siete incontrati in un call centre: è questa la fine che fanno gli artisti in Francia?

Sì: è questa in Francia ma anche in Italia. Al call centre c’erano tanti pseudo-artisti fra cui noi. Andavamo tutti lì per avere un’entrata in attesa di un lavoro più adatto alle nostre capacità. Dopo anni molti fra quegli artisti sono ancora nel call centre.

 

C’è un filo rosso fra i tuoi lavori: quasi tutte le riprese sono al chiuso…

È vero, spesso le mie riprese sono in interni. Inizialmente lo facevo per comodità, poi ho continuato prevalentemente perché mi vengono quasi sempre in mente storie brevi e che si consumano in un unico ambiente. Ormai è un mio marchio di fabbrica.

 

Un argomento che proponi frequentemente è la cucina. In “Une famille” ti dicono che non hanno preparato la pasta o la pizza, hai fatto un episodio per Ritals, poi “Il caffè” ed una versione de “La cucina” per La Repubblica. Non demordi eh?

Quando, da italiano, vai in Francia, diventa inevitabile affrontare questo argomento. Lo scontro si crea non appena si confrontano i due Paesi. Quello della cucina è un tema particolarmente sofferto dai francesi: sono abituati a sentire gli elogi degli inglesi e degli americani e non appena un italiano non esalta i loro piatti non lo sopportano. Noi ci divertiamo a stuzzicarli così come, a volte, ci divertiamo a stuzzicare gli italiani.

 

Riguardano visioni differenti dei due Paesi anche i personaggi della serie. Federico è comunque scritto da te: nella vita reale sei in parte come egli è nella serie?

Certamente rappresentano una parte di me sia Svevo che Federico: il primo è paragonabile all’italiano all’estero che vorrebbe poter esternare le sue impressioni (ma spesso non può), il secondo invece si ritrova nell’atteggiamento della maggior parte degli italiani emigrati. Federico, infatti, si comporta come quasi tutti noi ritals, almeno superficialmente, e assomiglia molto a me nella realtà.

 

Avete fatto alcuni episodi lunghi e ve ne siete pentiti con “La nostalgia”, come mai hai scritto “Le origini” (dura oltre 25 minuti!)? È un segnale per un’evoluzione di Ritals?

Io vengo da formati più lunghi di quello web e infatti le serie online mi stanno un po’ strette.

Nel caso de “La nostalgia” l’errore fu scrivere un episodio con tanti argomenti e in questo modo abbiamo perso molte possibilità per altri video. Per “Le origini” la situazione è diversa: lì c’è una storia precisa che semplicemente si consuma in un tempo maggiore. Mi piacerebbe potermi allungare ma, secondo me, su internet si possono al massimo alternare episodi lunghi ed episodi brevi. Non è quindi una vera e propria evoluzione, bensì un tentativo di fare quello che più mi piace.

 

C’è un collegamento fra “Le origini” e “Intibah”?

Sì. Entrambi i cortometraggi (“Intibah” è un po’ più lungo) hanno una deriva delirante, il mio personaggio non vuole più vedere Federico, ho un figlio, la storia nasce da un sogno di Federico… Ero consapevole che sarebbe stato un piccolo remake in versione Ritals.

 

Vorresti fare un film Ritals?

Se capitasse l’occasione, lo farei molto volentieri.

 

Cosa vorresti dire ai quotidiani che in continuazione fanno rubriche su quanto all’estero si trovi più facilmente lavoro che in Italia?

Non direi nulla direttamente se non con il messaggio che passa attraverso Ritals: non è vero che all’estero è tutto facile e bello e, soprattutto, non è vero che in Italia è tutto catastrofico e invivibile come molti pensano.

 

A proposito di facile e bello: nell’episodio “L’epilogo” hai accennato al fatto che la pulizia e l’eleganza di Parigi siano solo un mito. Poi non hai fatto un episodio intero su quest’argomento: come mai?

Ora che ci penso hai ragione. Si tratta di uno dei luoghi comuni maggiormente diffusi su Parigi ed è legato ad una visione estremamente turistica della città: noi che ci viviamo sappiamo benissimo che non è così. In effetti, potrei farci una puntata sopra.

 

Quando difendi Roma o colpisci la Francia, molto spesso sono gli stessi italiani ad attaccarti: perché? Gli italiani sono i peggiori sponsor dell’Italia?

Sì, va proprio così. È incredibile se ci si ferma a ragionarci su. Non appena in un nostro filmato tendiamo ad alzare il fattore patriottico, piovono critiche, a volte anche pesanti e non fondate, dai francesi e, molto più frequentemente, dagli italiani. Non so spiegarmi bene perché, probabilmente ciò è causato dalla mentalità esterofila che caratterizza molti di noi. Ormai sono abituato, ma valli a capi’…

 

Vedere che altri canali su YouTube, nonostante gli autori non curino i dettagli come voi e non passino ore a preparare la sceneggiatura, abbiano un pubblico più ampio del vostro ti fa arrabbiare?

No perché sono formati differenti. Funziona così non solo su internet, ma anche in teatro e in televisione: io mi rivolgo a certe persone e loro ad altre e mi va bene così.

Quanto costa produrre una serie?

Nel nostro caso è difficile quantificarlo perché noi abbiamo utilizzato prevalentemente materiale comprato da me o prestato da amici. Purtroppo non riusciamo a pagare tutti i collaboratori. In ogni caso si devono calcolare le spese per il materiale, quelle per la scenografia, il costo degli attori e via dicendo. Certamente ciò che più pesa economicamente sono le ore che si devono dedicare alla serie e che non possono essere utilizzate per lavorare a qualcos’altro e quindi guadagnare.

 

Non raramente vieni attaccato per i troppi confronti nonostante su circa 60 video solo 5 contengano paragoni espliciti e la maggioranza dei restanti non abbia proprio nulla che possa far pensare ad un confronto se non il fatto che voi siete degli italiani in Francia…

Questo è un tormentone soprattutto della seconda stagione. Andando a controllare, come dici tu, ce ne sono davvero pochi. Il problema principale è che i video con confronti hanno più successo: vanno sui giornali, vengono condivisi con insistenza e si ricordano più facilmente. Un esempio recente è quello che è accaduto dopo il video “Marsiglia vs Napoli”: pochi giorni prima avevamo pubblicato l’episodio “Le origini”, che dura venticinque minuti, ma molti ci hanno scritto «oramai fate solo filmati di confronti di tre minuti». Quando non facciamo paragoni non se ne accorge nessuno, quando li facciamo lo notano tutti.

 

Quali sono le critiche che più ti danno fastidio e quali sono quelle che più apprezzi riguardo a Ritals?

Le critiche che più mi infastidiscono sono certamente quelle di un genere di pubblico che, per pigrizia, non distingue le dinamiche della serie da quelle della vita reale mia e di Federico. Queste persone non fanno neanche lo sforzo di superare il primo livello di lettura: si fermano a quanto detto dai personaggi senza analizzarne il significato. I complimenti che più mi gratificano sono senza dubbio quelli che vertono la messa in scena, la scrittura, la recitazione e che quindi non si limitano al solo «che bello!».

 

In qualche episodio sono presenti delle citazioni: qual è la tua preferita? C’è un episodio fantozziano, giusto?

Quello fantozziano è “Lo sport”. Ci sono omaggi diretti come lo stracchino che ricorda la Nutella in “Bianca” di Nanni Moretti, alcune battute di Verdone o, in “Le origini”, anche “Profondo rosso”. Esistono inoltre delle citazioni indirette e questo è il caso de “Lo sport” in cui sono presenti delle dissolvenze come quelle dei film di Fantozzi e c’è un richiamo alle olimpiadi di Fantozzi e alla partita di calcio del primo Fantozzi. Non ne ho una preferita.

 

Alcune citazioni non sono state prese da film ma da situazioni reali che hai vissuto: quali sono le più assurde?

Moltissime situazioni sono tratte da episodi che ho vissuto realmente. Una su tutte è quella che racconto nella puntata “La pinta”: una volta ho aspettato cinque minuti al bancone in attesa che mi servissero una birra che però non sarebbe mai arrivata se io non avessi detto bonsoir. Tutte le fesserie che dicono i francesi nella serie sono state sentite dalle mie orecchie e perciò Venezia è in Toscana…

 

Finalmente capisco perché i veneti vogliono la secessione!

In effetti… Anche Valencia è in Toscana, lo sapevi? In Italia non esistono spiagge belle e le montagne non ci sono, inoltre a Marsiglia si mangia meglio che a Napoli…

 

Una domanda sulla cucina partenopea: la pizza si deve tenere su tre dita?

Guarda il video

Mamma mia, ho i brividi. I francesi sono così: hanno una cultura culinaria, può darsi pure, però hanno anche questa abitudine di appropriarsi di cose non loro. Le nuove generazioni francesi, in particolare a Parigi, non sanno più distinguere il loro patrimonio da quello altrui e quindi, pensando che sia tutto francese, spiegano in giro come si fa la pizza o come si fa la pasta.

 

Oltretutto mangiano molto raramente la pasta.

Infatti, quando racconto che mangio la pasta quasi ogni giorno, mi considerano pazzo, per loro è una cosa stranissima. Per fortuna con i francesi con la pasta non ci vuole niente: basta condirla al punto giusto e si è fatto un super piatto!

 

Come rispondi ai francesi che ti dicono delle fesserie?

Nella realtà non li aggredisco come invece faccio nella serie, soprattutto se non li conosco; anche quando li conosco, lo faccio scherzando. Non credo di aver mai detto ’sto c… o in francese, per adesso…

 

Federico è ingestibile come temevi?

No, Federico è bravissimo! (Ride, ndr)

Bisogna stargli un po’ dietro dato che, come tutti, ha i suoi impegni, poi è molto estroverso al contrario mio. In fin dei conti è molto bravo, molto puntuale, molto disponibile (trattiene una risata, ndr)…

 

Le traduzioni in francese non sono letterali. Come fai a far capire ai transalpini le espressioni romane?

Non esistendo i modi di dire dialettali italiani in francese, cerco di trovare il termine più vicino al senso originale affinché il concetto resti quello che volevo esprimere. La stessa cosa accade quando i sottotitoli sono in italiano: non tutto ciò che diciamo in francese viene tradotto letteralmente e così, purtroppo, scompare il valore che caratterizza una determinata battuta.

 

Tornerai a Roma o invecchierai a Parigi?

Spero di non invecchiare a Parigi. L’ideale per me sarebbe riuscire a creare un contesto che mi permetta di fare avanti e indietro fra Roma e Parigi.

 

Se deciderà di restare a Parigi sicuramente gli mancherà “er maritozzo con la panna” (sempre che non cambi idea sul croque-monsier).

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