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Tredici

Tredici

di Sofia Bruni

 

13 reasons why o, come è stata tradotta in italiano, Tredici è la serie televisiva statunitense originale Netflix e co-prodotta dalla nota cantante Selena Gomez che al momento sta spopolando fra i giovani.

Ideata da Brian Yorkey, la serie è basata sul romanzo Tredici di Jay Asher del 2007, è divisa in 13 episodi da circa un’ora l’uno ed è ambientata in una cittadina americana dei nostri giorni.

Come ci dice il titolo inglese, la storia è incentrata sulle tredici ragioni per cui Hannah Baker si è suicidata; infatti questa ragazza poco prima di togliersi la vita decide di incidere tredici cassette ognuna delle quali contenente i motivi della sua scelta, per poi farle consegnare tramite un amico fidato alle persone che secondo lei l’avrebbero uccisa. Ogni destinatario dopo aver ascoltato tutti i nastri, dovrà consegnarli a quello nominato successivamente seguendo le indicazioni di Hannah che da vittima in vita agisce come una carnefice da morta, seminando angoscia.

Molti dei destinatari hanno già sentito le parole della suicida, ora è il turno di Clay Jensen, interpretato da Dylan Minnette, innamorato di Hannah e logorato dal cercare di capire cosa le ha fatto per finire nella lista delle persone che l’hanno ferita. Insieme al pubblico scopre ciò che succede ad Hannah e chi sono gli altri “colpevoli” e di conseguenza reagisce al dolore suo e della ragazza evolvendo il suo personaggio dal classico nerd al vendicatore della protagonista. Nel corso del racconto troviamo vari flashback che ci permettono di capire meglio le motivazioni della protagonista.

Oltre a lui ci sono altri undici personaggi che Hannah dichiarerà colpevoli, ma una parte di loro è finita nelle registrazioni per fatti che, analizzati singolarmente, non porterebbero mai qualcuno al suicidio. Questo è un grande messaggio che ci dà la serie, non è la stupida presa in giro ad uccidere, ma è quella sommata a tante altre azioni.

Hannah Baker è un personaggio certamente molto ambiguo: è difficile provare empatia per lei perché non è la classica vittima, sebbene abbia sofferto molto. Questo tuttavia non impedisce di affezionarsi al suo personaggio; anzi è forse proprio il troppo affetto nei suoi confronti che ci porta a non accettare certe sue scelte, come quella del non chiedere aiuto esplicitamente. All’interno della serie osserviamo anche il mondo degli adulti che molto spesso si dimostra poco attento e superficiale o addirittura assente nei confronti dei giovani. La maggior parte di loro, come i genitori di Hannah, sono distratti da altre loro preoccupazioni e dalle difficoltà economiche per poter accorgersi del disagio della figlia; fanno eccezione, forse, i genitori di Clay che, turbati per il suo strano comportamento, non sanno come agire ed ondeggiano tra il lasciare correre e l’immischiarsi troppo.

La serie tratta di tematiche importanti e delicate che riguardano la vita degli adolescenti, ma di cui non sempre si parla, quali il bullismo, il suicidio, il senso di colpa, la solitudine, la violenza sessuale, l’omosessualità, l’amicizia, lo stalking, il rapporto con i genitori/adulti ed il chiedere aiuto.

La serie trasmette diversi messaggi, uno di questi, per esempio, è un invito a stare attenti a quello che si dice o fa agli altri perché non sappiamo mai come potranno reagire; ci insegna che non serve vendicarsi e soprattutto che, se abbiamo un problema, dobbiamo assolutamente esternarlo. È proprio questo ciò che mi è piaciuto della serie: i vari spunti di riflessione che mi ha dato e che non si sono esauriti con la sua fine.

Detto questo, guardatela e fatemi sapere cosa ne pensate!

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