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Post-verità

Post-verità

di Ottavio Candura

 

Non è facile spiegare che cosa sia la post-verità (adattamento dall’inglese post-truth), eppure negli ultimi tempi sembra quasi che non si parli d’altro. Basti pensare che l’Oxford Dictionary l’ha eletta “parola dell’anno 2016”. La post-verità potrebbe essere definita come “la fine della verità”, in quanto evoca tutte le situazioni in cui l’opinione pubblica si lascia influenzare più dagli aspetti emozionali che dalle circostanze reali. Del resto, anche quando una notizia è vera, c’è comunque il rischio che la stessa venga etichettata come “modificata dai poteri forti per vantaggio personale” con il risultato paradossale di essere ritenuta falsa. Il risultato è che si diffondono sempre maggiormente notizie errate – le cosiddette “bufale” – e le persone non si fanno influenzare più dalla realtà, ma dalle proprie emozioni.

Il fenomeno della post-verità è di fondamentale importanza in quanto rischia di condizionare enormemente l’opinione pubblica mediante la diffusione di notizie false che vengono tuttavia presentate in modo così convincente da sembrare assolutamente credibili. In questo modo si minacciano le basi della democrazia; infatti le persone prenderanno delle decisioni, anche molto importanti, come ad esempio il voto politico, sulla base di convinzioni errate. Se ad esempio, in occasione di un referendum, le alternative vengono presentate in modo distorto i risultati finali rischiano di essere gravemente alterati. In altri casi, invece, si tirano in ballo argomenti che nulla hanno a che fare con la politica, ma che riguardano la scienza e l’alimentazione, mettendo in discussione temi che dovrebbero invece essere ormai assodati, come sta accadendo ultimante con i vaccini.

La post-verità è stata al centro di molti recenti eventi politici nel mondo anglosassone. L’espressione post-verità ha iniziato a diffondersi in seguito all’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Questo poiché durante la campagna elettorale ha diffuso innumerevoli bufale riguardanti i suoi avversari politici; ad esempio, aveva divulgato la notizia che Obama non avrebbe potuto fare il presidente, ruolo che invece ha svolto per due mandati, in quanto non sarebbe nato in America. In realtà Obama è nato nelle isole Hawaii, uno dei cinquanta Stati che compongono gli Stati Uniti d’America. Un’altra delle bufale di Trump era volta a diffondere le sue idee antislamiche; infatti ha affermato più volte che l’11 settembre 2001, in seguito agli attentati, alcuni gruppi di musulmani avevano celebrato gli atti terroristici. Ovviamente la notizia era falsa come le altre, tuttavia faceva leva sul desiderio di sicurezza della popolazione americana e può aver giocato un ruolo importante nella competizione elettorale, tanto più che nei mesi precedenti le elezioni c’erano effettivamente stati alcuni attentati, sia pure di minore rilevanza, anche negli Stati Uniti.

Così il referendum britannico sulla Brexit è stato condizionato dalla post-verità. In quell’occasione, i sostenitori del “leave”, infatti, hanno insistentemente ripetuto che uscendo dall’Unione Europea si sarebbero risparmiati 350 milioni di euro a settimana di contributi per l’Unione; i soldi così risparmiati si sarebbero potuti spendere per la sanità pubblica nazionale. In realtà questo dato era falso e dopo la vittoria del “leave” la verità è venuta a galla. A quel punto parte dei sostenitori dell’uscita dall’Unione Europea si sono ricreduti della loro scelta.

Anche in questo caso si vede come una “bufala” abbia condizionato l’opinione pubblica facendo votare molte persone per qualcosa che altrimenti non avrebbero votato.

Essendo la post-verità un fenomeno di grandissima importanza e anche potenzialmente pericoloso, molti Paesi stanno pensando a come intervenire per placare questo fenomeno e per bloccare la divulgazione di notizie false sul web. Alcuni Paesi hanno già iniziato a prendere provvedimenti per contrastare le bufale e la post-verità. L’esempio più famoso è quello della Germania che mediante il suo ministro della giustizia Heiko Maas ha promulgato un disegno di legge che servirebbe ad infliggere una multa ai diffusori di notizie non veritiere fatte circolare sul web. Il politico ha così messo in guardia i social network che prendono con leggerezza le segnalazioni degli utenti. Secondo questa legge i post segnalati e dichiarati perseguibili dalla legge dovrebbero essere eliminati dal social sui quali sono pubblicati entro una settimana e nei casi più eclatanti entro 24 ore, come quelli che negano la Shoah, vietati in Germania. I social che si dovranno impegnare di più per evitare le sanzioni saranno sicuramente Facebook e Twitter. Infatti, i due social di Zuckerberg sarebbero obbligati a semplificare i modi per denunciare contenuti offensivi e dovranno stabilire un responsabile per la Germania a cui ci si possa rivolgere in modo semplice.

È molto probabile che altri Paesi adottino la stessa politica della Germania in quanto il fenomeno è di grande rilievo e, come abbiamo visto, coinvolge l’intera politica internazionale. Anche in Italia molti politici stanno proponendo dei progetti per contrastare il fenomeno: in particolare la presidentessa della Camera Boldrini ha lanciato un progetto di educazione digitale per combattere le notizie false fatte circolare sulla rete annunciando che la commissione parlamentare Internet avvierà presto un’indagine conoscitiva sulle bufale e sulla loro diffusione sul web.

Per quanto riguarda i provvedimenti però si è ancora solo all’inizio e quindi si sentirà molto parlare di post-verità in futuro per le sue conseguenze sulla politica internazionale e sulla vita di tutti i giorni.

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