Aldo Moro. Il Professore: finalmente una visione diversa dello Statista

di Valerio Galletta

 

L’uomo che sta realizzando le più grandi mutazioni politiche dell’Italia repubblicana si diverte con i film western e i polizieschi, adora Totò – che sa anche imitare – e, appena può, si intrufola in un cinema quando la sala è già al buio per evitare di essere riconosciuto.

Giorgio Balzoni

 

Giorgio Balzoni, ex vice direttore del TG1 ed ex segretario nazionale dell’USIGRAI, è l’autore del libro uscito recentemente Aldo Moro. Il Professore, edito dalla casa editrice Lastaria.

Il titolo non è casuale: l’autore si è laureato con il Professor Aldo Moro all’università “La Sapienza” oltre ad essere unito a lui da una profonda amicizia.

Tutti noi conosciamo Aldo Moro come un politico della Prima Repubblica, più volte Presidente del Consiglio dei Ministri ed esponente della DC. Lo ricordiamo però prevalentemente per un altro motivo: il suo assassinio per mano delle Brigate Rosse compiuto dopo un lungo periodo di prigionia.

Per molti anni si è sentito il suo nome accostato alla sua morte e raramente alla sua vita privata o alle sue idee politiche, si sono visti in televisione i corpi degli uomini della sua scorta senza che nessuno (o quasi) sapesse chi fossero e quale rapporto avessero con il Professore. Quanti fra i giovani del nuovo millennio sanno che Moro è stato un professore? Pochi, pochissimi.

Ho avuto l’opportunità di incontrare l’autore che mi ha rilasciato un’intervista.

 

Per te che conoscevi personalmente Moro, era difficile riconoscerlo durante la sua attività di politico o era coerente con il suo carattere?

No: era coerentissimo. Non c’era un momento in cui il suo modo di comportarsi nel privato fosse diverso dall’atteggiamento pubblico. La sua coerenza emergeva con grande chiarezza sempre: quando invitava i suoi studenti ad essere audaci nelle loro scelte e a non aver paura di affrontare i problemi. Ho ritrovato questo suo atteggiamento coraggioso quando ha rinunciato alla presidenza della Repubblica perché soltanto una persona coerente fa una scelta del genere se ritiene che possa spaccare il partito. Per Moro la conformità dei fatti con le idee era una cosa fondamentale nel privato così come nel pubblico.

 

Il libro ci permette di conoscere un Moro diverso, lontano dalla cronaca nera, molto legato al suo lavoro e ai suoi allievi e, soprattutto, un amministratore tutt’altro che fautore dell’immobilismo politico come in tanti credono.

Cos’è che i ragazzi dovrebbero sapere di Moro?

Dovrebbero sapere innanzitutto che Moro pensava principalmente ai problemi dei giovani, rimaneva con gli studenti per ore alla fine della lezione perché voleva capire di cosa avessero bisogno e a cosa aspirasse la gioventù degli anni Settanta, riportava le osservazioni e le richieste che gli venivano presentate da loro a livello politico. Le nuove generazioni dovrebbero sapere che avrebbero trovato in Aldo Moro il paladino delle loro scelte. Io ho scritto il libro proprio per far capire ai giovani che Moro era l’uomo che stava dalla loro parte.

 

Cosa ha portato nella tua vita Moro? Avresti fatto le stesse scelte professionali se non fosse stato il tuo professore?

Ho portato dentro di me Aldo Moro per tutta la mia vita, in tutte le mie scelte c’è stato un momento in cui mi son chiesto cosa mi avrebbe detto il Professore, quale fosse la scelta giusta da fare. Tuttora ho un problema di questo genere. Quando ho scritto il libro mi son chiesto per esempio se avrebbe voluto che lo facessi. Come gli alberi che crescono in un modo e restano identici, Moro mi ha fatto maturare in un certo modo e credo di essere rimasto coerente con i suoi insegnamenti.

 

Nonostante l’argomento centrale sia complesso, Aldo Moro. Il Professore è estremamente gradevole e scorrevole allo stesso tempo, non annoia e regala al lettore altri punti di vista. Lo stile di scrittura e il fatto che una parte del libro sia composto da citazioni spiegate e commentate opportunamente potrebbero indurre a ritenere semplice la sua stesura, cosa totalmente errata: come specificato nei ringraziamenti finali, per scrivere il libro è servito un grande sforzo di memoria, anche doloroso a causa del legame affettivo con il Professore (Moro è stato testimone di nozze di Giorgio Balzoni), con un occhio a come sarebbe la politica odierna se Moro non fosse morto e se la P2 non fosse esistita.

Per spiegare meglio i motivi della mancata trattativa con le BR ti sei riservato di riportare interviste a Cossiga, al tempo Presidente della Repubblica Italiana, oltre a tuoi ricordi. Cos’è invece che dovrebbero imparare gli attuali politici da Moro?

Dovrebbero imparare la fatica della ricerca della soluzione giusta: non è detto che sia a metà fra due idee però per arrivarci servono tanta fatica, tanta disponibilità, tanta pazienza e tanta capacità di ascolto. Credo che i politici di oggi non abbiano né voglia di faticare, né pazienza, né attitudine all’ascolto, invece la politica secondo me è innanzitutto questo. Solo avendo la capacità di prestare attenzione agli altri si può arrivare alla soluzione giusta e io non riesco a vederla nei nuovi politici.

 

Un libro da leggere che spazia dalle chiacchierate di Moro con gli allievi alle dichiarazioni dopo la morte del Professore passando per il suo voto al referendum sul divorzio e molto altro della vita politica e universitaria di uno dei più importanti statisti italiani.

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