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Un giorno all’Asinitas

Un giorno all’Asinitas

di Sofia Bruni

Lunedì 5 dicembre abbiamo visitato l’Asinitas di via Ostiense, una onlus romana dislocata in due sedi che offre ai richiedenti asilo corsi di formazione per imparare l’italiano.

Il nome deriva dall’asinità, un concetto introdotto da Giordano Bruno, che indica la testardaggine tipica dell’asino. “L’asinità equivale alla curiosità, alla scoperta e alla caparbietà nel fare certi percorsi”, come ci raccontano Carolina e Giorgio, due operatori dell’associazione: “Inoltre ai fondatori piaceva l’aspetto provocatorio e spiazzante del nome”.

L’associazione nasce a Roma nel 2005, in risposta al continuo cambiamento, causato dai flussi immigratori, che interessa il nostro Paese.

Gli allievi, per la maggior parte uomini molto giovani, sono tra i 50 e i 70. Il numero è variabile poiché dipende dai giorni della settimana e dai loro impegni, come le visite mediche e gli incontri in tribunale. Gli studenti si rivolgono all’Asinitas soprattutto grazie al passaparola, altri, invece, sono inviati dagli operatori dei centri di accoglienza, dove la maggior parte di loro vive. L’associazione viene raccomandata soprattutto alle persone che hanno avuto un passato difficile, perché la onlus non svolge soltanto un lavoro formativo dal punto di vista linguistico, ma sostiene anche la persona nel suo complesso.

Gli insegnanti sono molteplici: 4 dell’associazione stessa, 2 ragazze del servizio civile, vari volontari e diversi tirocinanti universitari provenienti dalle facoltà di Scienze della Formazione e di Lingue.

Le istituzioni, purtroppo, non sostengono adeguatamente l’associazione: nella sede di Torpignattara si limitano a fornire il luogo dove svolgere le lezioni, in questa di via Ostiense, invece, il municipio è attualmente assente (fino a due anni fa, donava alla onlus una retta che gli operatori utilizzavano per pagare l’affitto).

La scuola è aperta nelle mattine di lunedì, martedì e mercoledì.

Lo spazio non è molto grande ed è composto da due sale di diverse dimensioni, la più grande ha le pareti tappezzate da cartelloni che rappresentano gli argomenti svolti durante le lezioni, per esempio, ce n’è uno che riporta il nome dei colori associandolo ad alcune macchie della stessa tinta.

La nostra visita coincide con l’inizio delle attività della scuola. Nella prima ora i ragazzi vengono divisi in due classi a seconda del livello di apprendimento. Noi capitiamo nel gruppo medio-basso di Luciana, una volontaria e insegnante in pensione, che ha deciso di non smettere di fare il suo lavoro.

Iniziamo la mattinata giocando! La filosofia dell’Asinitas prevede infatti di apprendere attraverso il gioco, come si fa con i bambini. Visto il periodo natalizio, Luciana propone di giocare a tombola, anche se si tratta di una versione rivisitata perché è tematica e al posto dei numeri ci sono le parole, di cui poi viene spiegato il significato e il corretto utilizzo nella lingua italiana. L’argomento è quello dei cinque sensi. Noi cerchiamo di aiutare i ragazzi a leggere le parole, a comprenderle e a trovare i sinonimi e i contrari; è un lavoro un po’ complicato perché alcuni allievi non riescono a capire ciò che diciamo. Fortunatamente laddove non riusciamo noi, intervengono altri compagni di corso. Il gioco è, infatti, molto partecipato e si avvale dello scambio di intuizioni tra tutti gli allievi coinvolti. Per esempio, quando Luciana ha estratto la parola rumore, la maggior parte di loro ha iniziato a battere le mani e i piedi producendo un gran baccano finito in una risata. Per quei pochi che hanno continuato a non afferrarne il significato nonostante i vari aiuti, la parola è stata comunque tradotta nella loro lingua nativa.

Allo scoccare delle 10 e mezzo, si cambia gioco! Spostiamo tavoli e sedie, e formiamo un grande cerchio intorno a un tabellone di plastica colorato. Lo scopo è quello di imparare i nomi dei colori e le varie parti del corpo. All’inizio quasi nessuno vuole cimentarsi in questa attività, quindi sono gli insegnanti a prendere l’iniziativa e pian piano, divisi in gruppi da cinque, quasi tutti riescono a vincere la timidezza e si fanno coinvolgere nella sfida; anche quelli che rimangono a guardare si divertono e apprendono lo stesso, perché aiutano i partecipanti a dare la risposta corretta.

 

 

Alle 11 circa si cambia nuovamente gioco e il gruppo viene diviso: alcuni allievi con degli insegnanti vanno a fare lezione nell’aula più piccola; i rimanenti, tra cui noi, proseguiamo a “giocare” con Elena “piccola” e Carolina, due dei quattro insegnanti dell’Asinitas, che iniziano a raccontarci alcune storie utilizzando prevalentemente le parole sorteggiate durante la tombolata.

I racconti vengono ripetuti più volte e a diverse velocità. Per facilitarne la comprensione, le insegnanti si aiutano con gesti e disegni realizzati sul momento da Mary, una volontaria del Centro. Dopo l’ascolto e la riflessione sulle parole più difficili ci dividiamo in tre gruppi, noi capitiamo in quello guidato da Carolina e Luciana, che ci fa anche da cicerone. Vengono distribuite delle strisce con alcune frasi tratte dalle storie appena narrate, le insegnanti le leggono e gli allievi devono riconoscerle; chi è più abile a farlo, come Intisar, che in italiano significa “Vittoria”, ci tiene a specificare l’unica ragazza del gruppo, le deve anche trascrivere. In seguito ognuno sceglie una frase e un/a compagno/a a cui leggerla. Poi si procede scambiandosi testo e compagna/o. Dopo aver condiviso a turno tutte le frasi, appoggiamo per terra i foglietti e riascoltiamo attentamente le storie per riuscire a distinguere e mettere in ordine cronologico le frasi di ciascuna.

Il tempo scorre veloce… è già l’una passata, ed è arrivato il momento di salutare gli studenti.

Questa giornata vissuta all’Asinitas è stata un’esperienza molto significativa e penso che a tutti i miei coetanei dovrebbe essere offerta la possibilità di partecipare ad attività di questo tipo, non solo per aiutare chi ne ha bisogno, ma anche e soprattutto per formarsi. Condivido questa riflessione con Carolina e Giorgio che mi confermano di aver sviluppato negli anni vari progetti con diverse scuole romane. Al momento, per esempio, si stanno attivando per realizzarne uno che è simile all’alternanza scuola-lavoro, presso alcuni istituti scolastici.

A chiudere questa esperienza, ad un giorno di distanza dalla visita alla onlus, ho incontrato Abdul, un padre di famiglia, che da quattro anni vive stabilmente in Italia. Viene dal Senegal e si è imbattuto nell’Asinitas poco tempo dopo aver raggiunto il nostro Paese. Ci racconta che per lui è stata una vera fortuna incontrare i volontari dell’associazione, cui è molto grato, e che tuttora frequenta, anche se meno assiduamente dei primi anni perché è ormai diventato piuttosto abile con l’italiano e ha trovato lavoro come venditore ambulante di libri. In Senegal ha lasciato una moglie e i suoi due bambini. Il suo sogno è di poter tornare un giorno in patria e ricongiungersi con i suoi affetti. Tuttavia afferma di trovarsi bene a Roma. Poi ribadisce con il sorriso sulle labbra che la scuola di italiano Asinitas ha avuto un ruolo centrale nel suo percorso di integrazione.

L’incontro con Abdul è stato molto emozionante, breve ma intenso, e le sue parole mi hanno confermato l’impressione avuta dopo aver trascorso una mattinata al fianco di operatori e allievi dell’associazione.

Tutti noi da bambini abbiamo giocato a fare i grandi e divertendoci abbiamo imparato a crescere, all’Asinitas utilizzano questo stesso metodo per insegnare una lingua complessa come l’italiano, riuscendo a far sorridere chi, magari, non sorrideva più da anni.

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